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Economia : Banche e It governance
Giangis scrive "Una ricerca di Pwc individua luci e ombre dell’It governance delle organizzazioni finanziarie. Il punto di vista del Cetif
I governance nel settore finanziario è argomento non solo attuale perché banche e istituzioni si trovano ad affrontare un periodo di consistente cambiamento dovuto a pressioni normative (Basilea 2) e a un costante modificarsi dello scenario di mercato che tende sempre più a favorire le concentrazioni e ad avere un respiro europeo. Gestire i sistemi informativi è quindi diventata, per le imprese del settore finanziario, una questione vitale che richiede attenzione, investimenti, capacità di pianificazione e maturità nell’allineare l’utilizzo delle tecnologie informatiche con le reali esigenze del business. L’argomento è stato affrontato da una recente indagine condotta da PricewaterhouseCoopers (Pwc) in collaborazione con l’Associazione italiana information system auditor (Aiea), che ha analizzato le attività di It governance di società di gestione del risparmio (31%), banche (48%) e società di servizi It che fanno capo a istituzioni finanziarie (21%). Il primo dato che emerge dall’indagine fa riferimento al modificarsi dello scenario a seguito delle operazioni di fusione e acquisizione che si sono concretizzate nel corso degli ultimi tre anni e che hanno visto le divisioni It essere oggetto di azioni di integrazione o di scorporo verso società create ad hoc o controllate già esistenti.
L’It fa capo nel 78% delle società di gestione del risparmio (Sgr) e delle banche direttamente all’amministratore delegato o al direttore generale, quindi al top management, solo nel restante 22% dei casi è gestita a un livello più basso. Solo il 10% dei top manager di banche e Sgr considera però l’It come area strategica, ma il dato maggiormente sorprendente è quello che indica come il 18% del campione considera ancora oggi l’It essenzialmente come un centro di costo. La grande maggioranza di banche e Sgr considera l’It come adeguato a supportare il business e, in molti casi, perfino proattivo nel fornire soluzioni innovative. Per il 18% delle banche e il 17% dell Sgr l’It è invece incapace di reagire nei tempi adeguati alle esigenze del business. Sono inoltre l’8% le Sgr che considerano l’It totalmente inadeguato a fornire il necessario supporto al business. Le banche e le Sgr ricorrono all’outsourcing soprattutto nell’ambito della gestione delle applicazioni e dell’operatività, mentre è meno forte il ruolo dell’outsourcing quando si tratta di componenti del sistema informativo deputate alla relazione con i clienti: call center, Crm (Customer relationship management) per esempio. L’outsourcing viene effettuato prevalentemente verso società esterne e società controllate, anche se si assiste allo svilupparsi del modello della società consortile. La gran parte delle banche (45%) e delle Sgr (33%) indica quale spinta principale alle strategie di investimento le necessità di adeguamento alla normativa. Le risorse restanti vengono indirizzate dalle banche in strumenti per meglio comprendere la clientela e per meglio erogare i servizi. Altri fattori alla base degli investimenti risiedono nella necessità di aggiornare i sistemi, meno importante risulta invece l’esigenza di adeguare l’offerta a quella dei concorrenti, segno della fiducia che le aziende hanno nell’erogare i servizi che il mercato effettivamente richiede. Oltre l’80% del campione si è detto soddisfatto dei risultati ottenuti dagli investimenti fatti in It anche se le metodologie di valutazione risultano essere ancora frammentate e poco strutturate. Il 52% del campione dice di avere un piano strategico It di tipo non formalizzato, il 26% afferma invece di averlo formalizzato mentre il restante 22% non lo ha previsto. Da un punto di vista delle valutazioni sulla bontà degli investimenti fatti al primo posto ci sono i fattori qualitativi, al secondo l’efficienza che è stata ottenuta, al terzo la coerenza con il piano strategico It, al quarto i vantaggi competitivi ottenuti e solo al quinto il ritorno dell’investimento.
Gestione dei rischi, continuità dei servizi, definizione e controllo dei Service level agreement (Sla) e gestione della sicurezza sono i quattro processi maggiormente critici che l’indagine ha voluto approfondire in relazione alle attività di It governance. Meno della metà del campione dispone di una funzione di risk management centralizzata e solo il 19% effettua attività di risk monitoring, la verifica costante delle caratteristiche del sistema al fine di individuare la variabilità degli aspetti critici. Poco felice è la situazione sul fronte della business continuity, nonostante questo aspetto sia uno di quelli imposti dalle nuove normative, infatti, risulta che il 64% delle banche non si è ancora adeguato. Ciò vale per i processi mission critical. Guardando infatti il complesso dei servizi It solo il 15% afferma di disporre di un piano organico per la gestione della continuità. I Service level agreement sono mediamente tenuti in considerazione solo nel contesto dell’outsourcing e anche in questo caso sono poco diffuse le attività di verifica e controllo dei livelli di servizio nonché quelle per misurare la soddisfazione degli utenti. L’It governance nell’ambito delle organizzazioni che operano nel mondo bancario e finanziario presenta numerosi aspetti che devono essere tenuti in considerazione in fase di definizione della strategia. Aspetti che Federico Rajola, direttore del Cetif, il centro di ricerche ti tecnologie informatiche e finanziarie dell’Università Cattolica di Milano, individua nella capacità dell’It di fornire supporto alle prestazioni del business generando quindi valore, nella valutazione del giusto equilibrio da applicare nella scelta di ricorrere all’outsourcing, nell’analisi dei benefici tangibili e intangibili e nei fattori esterni derivanti dai modelli imposti sia dalle società di consulenza, sia dalle pressioni esercitate da norme e regolamenti. Lo scenario è assai complesso. Vede la necessità di perseguire obiettivi come il contenimento dei costi, la ricerca dei modelli capaci di allineare l’It con il business, la tensione verso l’individuazione e la messa a punto di soluzioni capaci di concretizzarsi in vantaggi competitivi. Tutti aspetti che spingono le organizzazioni a ricorrere all’esternalizzazione, all’ applicazione dell’outsourcing in modo indiscriminato, cosa che non sempre si traduce in effettivo vantaggio. Le funzionalità dell’It si concentrano soprattutto sulla gestione dei rapporti con i clienti, dei processi e delle competenze interne ed esterne. Il rischio è quindi che le persone che lavorano nell’It diventino i veri detentori della conoscenza relativa ai processi e alle procedure che governano le attività di una banca. Aspetto non certo positivo soprattutto se la gestione dell’It è affidata a terze parti. Il tutto va visto da tre angolazioni che Rajola denomina come: aspetto di business, aspetto tecnico e aspetto di It governance. L’aspetto di business significa che le strategie It devono essere guidate dalla domanda, che i sistemi informativi devono essere in grado di supportare le esigenze operative e che si concretizzi un’elevata interdipendenza tra i processi e integrazione tra i sottosistemi. Gli aspetti tecnici prevedono che i sistemi devono essere altamente affidabili nel loro dare supporto all’operatività, ma che non possono prescindere da caratteristiche come il migliore rapporto possibile tra il prezzo e le prestazioni, elevata flessibilità e capacità di integrazione. Il compito dell’It governance è quello di stabilire un approccio strategico capace di coordinare il business con le attività It enfatizzando il ruolo centrale delle tecnologie nella definizione della missione strategica e assegnando le diverse competenze. L’It governance deve definire i principi guida, i processi che consentono di valutare gli investimenti in It e gli standard operativi e tecnologici che devono essere applicati.
By Vnunet.it"
Postato il Mercoledì, 16 marzo @ 17:51:23 CET di mat1
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