
Non basta cambiare Fazio, cambiate Bankitalia
Data: Lunedì, 19 dicembre @ 22:25:49 CET Argomento: Notizie e cronaca
«Caro Antonio ormai non li teniamo più»
Così i saggi hanno vinto le ultime resistenze
«Si è dimesso un minuto prima che il consiglio superiore lo cacciasse». Quando ieri pomeriggio alle sedici Antonio Fazio ha consegnato la sua lettera di dimissioni al decano del consiglio superiore di Bankitalia, Paolo Emilio Ferreri, anche a via Nazionale si sono sentiti sospiri di sollievo e commenti impietosi sul tanto atteso passo indietro da parte del governatore. Perché una cosa sembra certa: a convincere Fazio del gesto estremo delle dimissioni, gesto che il governatore aveva sinora ostinatamente rifiutato di fare (al punto che ieri mattina si continuava a parlare solo e ancora di autosospensione), sarebbe stato il suo isolamento anche all?interno di Palazzo Koch. Non a caso la svolta è arrivata dopo un lungo colloquio iniziato nella tarda mattinata e continuato poi a pranzo tra Fazio, Ferreri e un altro componente del consiglio superiore di Bankitalia, Cesare Mirabelli, considerato uno degli ultimi irriducibili sostenitori del governatore.
Storia di un governatore e del suo doppio
Il Gran Regolatore dal sogno all?incubo
Sarebbe un peccato se Antonio Fazio restasse nei libri di storia per il suo ultimo disgraziatissimo anno al vertice dalla Banca d?Italia. Intendiamoci, è finita come era inevitabile che finisse. La sua ostinata resistenza non poteva durare ancora a lungo, abbandonato anche da chi lo aveva sostenuto fino a un minuto prima della caduta, da Silvio Berlusconi alle gerarchie vaticane o alle potenti lobby cattoliche delle quali si era fatto campione. Questo giornale ha sempre sostenuto che avrebbe dovuto lasciare da tempo anche per impedire che la ferita inferta dissanguasse una delle istituzioni più importanti e solide del paese. Eppure, bisogna dare su Antonio Fazio un giudizio complessivo che non si riduca ai «baci in fronte» o agli orologi di Gianpiero Fiorani. Nel motivare le dimissioni, una nota di via Nazionale ne traccia un sommario profilo che sembra un epitaffio, per ricordare i risultati del suo percorso professionale nella «incessante promozione degli interessi nazionali, in coerenza con gli interessi europei, nel rispetto della legge e con gli strumenti posti a disposizione dell?ordinamento». Ricorda la nota che alla metà degli anni ?90 Bankitalia guidata «ha abbattuto l?inflazione, realizzando in tal modo la condizione per partecipare all?Unione economica e monetaria». E? senza dubbio il lascito più importante dell?ex governatore e sarebbe scorretto dimenticarlo, adesso e in futuro. Le stesse riserve di Fazio sull?euro che hanno irritato a lungo Romano Prodi e Carlo Azeglio Ciampi, sono frutto non solo della sua avversione a un certo cosmopolitismo ?laicista?, ma di una analisi lucida delle debolezze che l?economia italiana si portava dietro e che sarebbero diventate macroscopiche in un regime a moneta stabile e tendenzialmente forte.
Sharon sta meglio, adesso è Kadìma che rischia
Gerusalemme. Ora che i dottori hanno tranquillizzato il pubblico israeliano e le cancellerie internazionali sulla portata limitata dell?ictus di Ariel Sharon, è la salute di Kadìma a preoccupare. La domanda è sorta spontanea, già domenica sera, quando la tranquillità delle serate israeliane è stata rotto dal tam tam delle notizie che si rimbalzano dal secondo canale al Canale 10, quello commerciale. Sharon all?ospedale, all?Hadassah di Gerusalemme. Sharon ha perso conoscenza, ma l?ha subito ripresa. Sharon muove tutte le parti del corpo, nonostante abbia avuto un ictus. Sharon sta meglio. Pericolo scampato. Per Arik, che dovrà solo riposarsi qualche giorno prima di riprendere a lavorare ai suoi soliti ritmi. Molto faticosi, a dire il vero. Ma cosa succederà alla sua ultima creatura, a Kadìma, nata attorno a lui e grazie a lui? Cosa succederà a quello che tutti, sin dal primo momento, hanno definito un one man party?
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