Nove medici su dieci dicono sì alle embrionali per la ricerca
Data: Sabato, 29 gennaio @ 17:48:38 CET
Argomento: Salute


Il dibattito sul referendum Sondaggio Censis.

I medici italiani fanno il tifo per l’innovazione. Anche quando si tratta del terreno minato delle biotecnologie: i camici bianchi in maggioranza promuovono, infatti, Ogm, cellule staminali embrionali e anche la clonazione di organi umani. Più cauti, invece, sui farmaci innovativi: li preferisce sempre il 23,3% dei medici contro un 76,7% che sceglie i medicinali già noti e presenti sul mercato.
A sondare gli umori dei camici bianchi è stato il Censis-Forum per la ricerca biomedica che in una approfondita indagine - I medici e l’innovazione farmacologia, presentata ieri a Roma – ha scavato nel rapporto, che sembra idilliaco, tra scienza e medicina. Il 61% dei mille medici intervistati dal Censis appoggia, infatti, lo sviluppo della ricerca biotecnologica in tutti i campi. Nettissimo il giudizio a favore – ben il 90% - dell’impiego delle cellule staminali embrionali a fini terapeutici. Un parere che probabilmente peserà nel dibattito sull’impiego delle cellule embrionali, in vista dei referendum sulla legge per la fecondazione assistita. Sì anche (il 58% del campione) all’utilizzo di cellule e organi animali geneticamente modificati e (il 54,9%) alla clonazione di organi umani. Bocciata, invece, la clonazione di animali (68,7%) e quella di esseri umani (91,2%).
Nonostante la fiducia riposta nel progresso della ricerca, i medici ribadiscono, però, la necessità di un punto di riferimento che imponga scelte e paletti: per la maggioranza dei camici bianchi (55,3%) dovrebbe essere un’autorità pubblica super partes sul modello del Comitato nazionale di bioetica. Pochi (solo il 9,8%) credono, invece, in un ruolo forte del Parlamento.
Sul fronte dei farmaci la ricerca svela che quelli innovativi vengono prescritti in particolare per far fronte a malattie croniche (36,4%) e alle patologie acute (27,7%). Tra i fattori che più influenzano le scelte prescrittive, la maggioranza degli interpellati (il 51%) richiama l’esperienza clinica personale. Al di là delle scelte, tra nuove e vecchie medicine, quello che, comunque, preoccupa i dottori italiani è, soprattutto, la tollerabilità del farmaco e le possibili reazioni avverse.
I medici di base frenano sulla prescrizione di farmaci innovativi non perché non li conoscano o perché dubitino della loro efficacia – ha spiegato, ieri, Giuseppe De Rita, segretario generale del Censis - , ma perché temono di essere poi chiamati a rispondere civilmente, quando non penalmente, in caso di conseguenze per i pazienti.





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