
Doping: più controlli e più preoccupazione
Data: Domenica, 30 gennaio @ 13:02:29 CET Argomento: Salute
Nel 2004 non è aumentato il consumo di sostanze dopanti tra gli atleti rispetto al 2003. Ma non c’è da star tranquilli perché da un lato questi sportivi fanno un uso esagerato di farmaci non vietati, dall’altro il numero di sequestri del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità (NAS) è aumentato in maniera vertiginosa, tanto da indurre il sospetto che il mercato del doping si stia spostando dallo sport agonistico a quello amatoriale. È quanto è emerso nel corso del convegno “La tutela della Salute nelle attività sportive e la lotta contro il doping” promosso da Ministero della Salute e svoltosi all’Istituto Superiore di Sanità”.
Nel 2004 sono stati controllati 1474 atleti, appartenenti a 41 federazioni minori. Sono risultati positivi 42 atleti pari al 2,8 per cento; questa percentuale risulta analoga a quella riscontrata nel 2003, quando furono effettuati controlli su 740 atleti e fu riscontrata una positività pari al 2,7 per cento. Il numero più elevato di controlli è stato condotto nelle serie calcistiche minori: serie C e D maschile, serie A e B femminile, calcio a 5, raduni ed incontri amichevoli ove erano presenti atleti tesserati. Sono stati al riguardo esaminati 74 eventi pari al 19,8 per cento del totale (nel 2003 la percentuale era stata del 11,3 per cento).
Le principali positività, ha riferito Luciano Caprino del Dipartimento di Fisiologia Umana e Farmacologia dell'Università La Sapienza di Roma, sono risultate attribuibili all’assunzione di stimolanti (in particolare cocaina) e di cannabinoidi, farmaci ricreazionali di abuso. Ma si rileva un uso non indifferente di farmaci non vietati, un fenomeno sospetto, ha sottolineato Caprino, visto che gli atleti, per il fatto stesso di dirsi tali, dovrebbero essere persone sane, contrariamente a quanto invece possa far pensare lo smodato consumo di farmaci che loro stessi hanno dichiarato. Il consumo di sostanze farmacologicamente attive non vietate per doping, valutato in base alle dichiarazioni degli atleti sottoposti a prelievi per controlli antidoping, è enorme: qualcosa come poco meno del 70 per cento degli intervistati (964 atleti su 1474) ha dichiarato di assumere farmaci, integratori, prodotti omeopatici, prodotti erboristici; parallelamente 510 hanno dichiarato di non assumere alcun prodotto. Dei 964 atleti 637 hanno dichiarato di assumere 1-2 prodotti e ben 327 atleti di assumerne più di tre. C’è il sospetto che questi atleti prendano dei farmaci “off-label”, ovvero per motivi che esulano le indicazioni terapeutiche per cui il Ministero ha autorizzato il commercio dei farmaci stessi.
E un altro dubbio sulla reale estensione del fenomeno doping in Italia, ha proseguito Caprino, è insinuato dai dati del 2004 relativi ai sequestri di confezioni di sostanze dopanti sia da parte della Guardia di Finanza che dai NAS. In particolare le sostanze sequestrate riguardano principalmente i farmaci anabolizzanti e gli ormoni.
Data la numerosità dei controlli sugli atleti effettuate dalla Commissione dal CONI (circa 7000) e la scarsa numerosità di casi positivi a queste sostanze, si può ragionevolmente ritenere che la maggior parte di questi farmaci venga consumata da atleti non tesserati, in particolare gli assidui frequentatori di centri fitness e palestre.
I risultati delle positività sono analoghi a quelli registrati nel 2003, e sono indicativi di un non incremento nell’utilizzo di sostanze vietate per doping, ha ribadito Caprino. Questo dato, confrontato con quello dell’entità dei sequestri da parte delle forze dell’ordine, deve fare riflettere e far ritenere che il doping, inteso nel senso più ampio (utilizzo di sostanze proibite e di medicamenti senza indicazione medica), è diventato un fenomeno d’interesse non solo sportivo, ma anche pubblico sanitario.
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