C’è la firma di Unabomber sull’ovetto esploso a Treviso
Data: Domenica, 30 gennaio @ 13:03:03 CET
Argomento: Notizie e cronaca


I carabinieri del Ris: stesso meccanismo di innesco.

ROMA - C’è la «firma» di Unabomber su quell’ovetto di plastica esploso tre giorni fa in una strada di Treviso. La conferma arriva dalle prime analisi effettuate dai carabinieri del Ris di Parma. L’ordigno è identico agli ultimi due fatti ritrovare dal misterioso attentatore: il pennarello che il 25 aprile 2003 ferì gravemente una bambina e l’accendino trovato lo scorso anno, alla vigilia del giorno di Pasqua, in una chiesa di Portogruaro. Nessuna impronta digitale è stata rilevata sull’involucro, ma dopo aver esaminato la composizione e soprattutto il meccanismo di innesco gli investigatori non sembrano avere dubbi.

L’ORDIGNO - La sfida, dunque, continua. Dal 1978 Unabomber colpisce senza lasciare alcuna traccia che possa portare alla sua identificazione. Non rivendica le azioni, ma gli oggetti che utilizza per confezionare le sue microbombe sono sempre gli stessi. Identiche sono le pile, il fil di ferro, le lamelle, le bombolette di seltz che ha usato talvolta. Uguale è la miscela esplosiva: anche in questo caso, come nei due precedenti, ai diserbanti ha aggiunto nitroglicerina, sostanza che rende ancor più pericoloso l’ordigno. Preciso, addirittura maniacale nel confezionamento, dimostra di essere scrupoloso pure al momento di sistemare le sue trappole. Nessun testimone è mai stato in grado di descrivere il suo volto, di fornire agli investigatori un elemento utile ad individuarlo. Di lui negli atti giudiziari rimane un frammento di impronta e il codice genetico. Reperti utili per un’eventuale comparazione, ma assolutamente insufficienti per dargli un nome.

I TESTIMONI - Anche le persone che giovedì mattina erano in quella strada di Treviso dove Unabomber aveva sistemato i due ovetti, che si trova ad un centinaio di metri dal tribunale, non sono state finora in grado di fornire alcun indizio determinante. Sono decine i testimoni ascoltati in questi giorni da polizia e carabinieri: residenti, commercianti, semplici passanti. Sulla base delle loro indicazioni vengono abbozzati identikit, si cerca di ricostruire il volto dell’attentatore, si scava nei ricordi di chi è transitato lì prima della scolaresca. Ma finora senza alcun esito. E’ stato un ragazzino della II media di Badoere, in visita in città con i compagni, a notare gli involucri gialli sulla cabina dell’Enel. Li ha buttati per terra e ha tirato un calcio. Uno degli ovetti è finito contro un cancello, si è aperto ed è esploso. «Se l’avesse preso in mano - hanno subito confermato gli esperti - avrebbe subito danni gravissimi».

LA TECNICA - Supermercati, spiagge, chiese, ma anche luoghi all’aperto. Non ha un posto prediletto Unabomber. Il suo obiettivo - come hanno spiegato più volte gli esperti - è la folla, anche se ultimamente ha più volte preso di mira i bambini scegliendo come involucri per i suoi ordigni le bolle di sapone, un vasetto di cioccolato, un pennarello evidenziatore e, adesso, la sorpresa delle uova. La sua sfida è costante, ma con il trascorrere del tempo la tecnica si è affinata. Il meccanismo di innesco è «a strappo», oppure «a pressione» o «ad equilibrio», il più sofisticato. La miscela è accurata: diserbanti con prevalenza di clorato di sodio mescolato con zolfo, nitrato di sodio e nitrato di ammonio talvolta con aggiunta di nitroglicerina. Le sostanze sono sempre le stesse e in uguale percentuale. Metodico, accurato, pignolo in modo estremo, ha colpito solo nel Veneto, sia pur spostandosi in varie province. Dall’agosto del 1996 - quando lasciò due tubi imbottiti di esplosivo sulle spiagge di Bibione e di Lignano Sabbiadoro - al 2000 non si è mai fatto vivo. Quattro anni di silenzio hanno fatto sorgere il dubbio che potesse essere stato arrestato o ricoverato. Ma tutti gli accertamenti compiuti nelle carceri, negli ospedali o nelle cliniche private, hanno dato esisto negativo. A vuoto anche i controlli sulle persone che in quel periodo si sono trasferite all’estero. E così Unabomber continua a rimanere nell’ombra.

Da corriere.it





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