Tutti i colori del mondo:Gauguin e Van Gogh a Brescia
Data: Venerdì, 21 ottobre @ 18:17:12 CEST
Argomento: Educazione e scuola


Divisa in dodici sezioni, con centocinquanta opere, dipinti e quadri provenienti da tutto il mondo, questa mostra è davvero clamorosa per il panorama espositivo italiano.


Folta di capolavori che mai si sono visti nel nostro Paese - e con un progetto tutto dedicato alle scuole - la mostra intende raccontare la vicenda umana, poetica e artistica dei due grandi pittori del XIX secolo. Ma raccontarla per intero, dal principio alla fine. Non, dunque, concentrandosi solo sui due mesi trascorsi insieme ad Arles nell’autunno del 1888. Invece ripercorrendo tutta la vicenda di entrambi, Gauguin e Van Gogh, per comprendere bene la verità del sottotitolo della mostra stessa: l’avventura del colore nuovo.

Proprio per questo motivo, l’inizio dell’esposizione è dedicato al disegno sublime di Vincent Van Gogh. Poiché la sua partenza è lì, nel nero profondo delle donne che piantano le patate, nei volti dei contadini, nei paesaggi di Nuenen. E tutto ciò si trasferisce nella pittura terrosa, densa e gravida di materia degli stessi anni olandesi, fino al tramonto emblematico dell’ultimo paesaggio dipinto in Olanda, prima del breve trasferimento ad Anversa e del soggiorno parigino poi.

Non c’è niente che nella mostra non venga raccontato, con esempi foltissimi che di volta in volta sono ritratti, nature morte, paesaggi. Divisi, così come sono le sezioni, ripercorrendo i diversi luoghi, in questo modo identificati, nei quali Van Gogh ha vissuto. Quindi l’Olanda natale, Parigi, poi il sud di Arles e Saint-Rémy, infine i mesi finali di Auvers.

Ma la parte dedicata a Van Gogh nella mostra è arricchita da due capitoli assolutamente fondamentali e nei quali risplendono alcuni tra gli assoluti capolavori dell’intera esposizione. Il primo dedicato alla famiglia Roulin ad Arles, con le immagini celebri del postino e della moglie, ma anche dei figli Armand e Camille. Opere queste tutte realizzate proprio durante la permanenza di Gauguin nella stessa città provenzale. E poi il capitolo dedicato al rapporto con Millet, tra l’altro con le celebri versioni del Seminatore.

E la parte riservata a Gauguin non è da meno, ricostruita sempre seguendo il cammino del grande pittore francese. Dunque l’inizio, quando ancora la pittura per lui, sotto l’ala specialmente di Pissarro, era quasi passatempo domenicale al di fuori del lavoro in banca.

Poi il lungo, fascinoso periodo bretone, interrotto dal soggiorno in Martinica del 1887 e dalla turbolenta convivenza con Van Gogh ad Arles. Infine, dal 1891 la lunga stagione di Tahiti, spezzata dal ritorno in Francia nel 1894, prima degli ultimi due anni, dal 1901 al 1903 quando morirà, alle isole Marchesi, a Hiva Hoa. E anche per Gauguin facendo ricorso all’opera su carta, per spiegare quella travagliata, sofferta, straziata avventura dentro il colore che aprirà le porte a tanta pittura del XX secolo. L’uno e l’altro accomunati da questo aspetto quasi oracolare.







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