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Educazione e scuola Educazione e scuola : Archeologia nell’Alto Mantovano



Joker85 scrive "Incontro con Adalberto Piccoli, direttore del Museo Archeologico dell'Alto Mantovano

Cavriana (Mantova) - Si inaugura sabato 15 ottobre, a Cavriana, il XVI Convegno Archeologico Benacense organizzato dal G.A.C. e dalla Rete dei Musei Archeologici delle province di Brescia, Cremona e Mantova. La splendida villa settecentesca “Mirra-Siliprandi”, che ospiterà i lavori, è anche la sede del Museo Archeologico dell'Alto Mantovano, dove ci accoglie il Prof. Adalberto Piccoli. Conservatore dell’Antiquarium di Cavriana dal 1966 al 1977; direttore della rivista archeologica “Annali Benacensi”; ispettore on. della Soprintendenza Archeologica della Lombardia per la Provincia di Mantova e membro dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, Adalberto Piccoli dirige dal 1978 il Museo Archeologico dell’Alto Mantovano.

Professore, Lei ha guidato numerose campagne di scavo negli insediamenti preistorici di Bande di Cavriana e Castellaro Lagusello a partire dal 1967…
“Ho avuto la fortuna di guidare un gruppo di veri appassionati. Ero un giovane “aspirante archeologo” con il Prof. Ferrante Rittatore a Milano, quando una serie di circostanze mi portò a contatto con loro. Ne parlai con l’allora Soprintendente, il Prof. Mario Mirabella Roberti e, per farla breve, venni inviato a Cavriana in veste di direttore scientifico; poi fui tanto coinvolto dalle attività che vi si svolgevano da essere ancor oggi “sul campo”.

Allora il Gruppo archeologico – di cui ricorre proprio quest’anno il quarantesimo della fondazione – contava una ventina di membri, tutti di Cavriana, e i loro sforzi si sono espressi in un trentennio di scavi e fondamentalmente nella fondazione e nell’allestimento di questo Museo, Museo istituzionale riconosciuto dalla Regione, di proprietà dell’Associazione Museo – Gruppo Archeologico Cavriana. Oggi del Gruppo fanno parte Soci effettivi di diverse province lombarde”.

Un Gruppo che ha sempre lavorato a titolo volontaristico.
“In questa zona compresa fra il basso Lago di Garda, le Colline Moreniche Benacensi e la Pianura Padana, naturale punto di confluenza per culture e commerci dell’Europa antica, sono stati individuati insediamenti neolitici risalenti al V-IV millennio a.C. che richiederebbero nuove campagne di ricerca, villaggi palafitticoli dell’Età del Bronzo (II millennio a.C.), tracce di insediamenti gallici e diversi edifici e necropoli d’epoca romana databili tra il I sec a.C. e il V d.C. Sono documentati anche periodi storici più recenti, dal Medio Evo al Rinascimento specialmente attraverso i manufatti e le ceramiche che provengono dalla Rocca gonzaghesca di Cavriana.

Una delle prime e più importanti realizzazioni del Gruppo e del neonato Museo è stata quella di instaurare con il mondo produttivo – principalmente agricoltori, operatori e impresari edili - un rapporto di cooperazione e fiducia talmente forte che in molti casi sono stati resi possibili importanti ritrovamenti solo grazie alle loro segnalazioni. Fondamentale, per loro, veder esposti in museo i materiali recuperati grazie alla loro sensibilità. Purtroppo in qualche caso i materiali non sono rimasti al Museo e ci si augura che ciò non influisca su questo rapporto”.

La vocazione archeologica di Cavriana trova una forte espressione nel Museo.
“Il Gruppo Archeologico organizzò, già nel 1966, un primo ordinato deposito dei materiali raccolti e pochi anni dopo fu possibile inaugurare il primo Antiquarium nella torre medioevale adiacente alla Parrocchiale. Il sensibile incremento delle collezioni, connesso all’incessante e capillare controllo del territorio e alle campagne di ricerca eseguiti ormai in collaborazione o su incarico della Soprintendenza Archeologica della Lombardia determinò, grazie ai contributi della Regione ed alla sensibilità del Comune che concesse i locali necessari, il trasferimento, nel 1983, nella sede attuale.

La vasta superficie espositiva e le moderne attrezzature e infrastrutture fanno del Museo Archeologico dell’Alto Mantovano uno dei più interessanti Musei Archeologici di Lombardia. Nelle prime quattro sale sono documentati gli orizzonti preistorici, la quinta e la sesta sala sono dedicate al periodo della romanizzazione, nella settima sala sono state raccolte le testimonianze dei periodo rinascimentale. Nell'ottava sala, infine, soggiornò l'Imperatore Napoleone III durante e alla conclusione della Battaglia di Solferino. Il visitatore è guidato nella ricostruzione di 7000 anni di vita nelle terre altomantovane. Il museo dispone inoltre di un nucleo didattico per la scuole, sala proiezione, laboratori e di una biblioteca specializzata”.

Per la preistoria, in particolare, i ritrovamenti offrono la possibilità di conoscere profondamente questo territorio.
“Nell’VIII - VII millennio a.C., mentre l’Europa era ancora interessata dai climi posglaciali ed era frequentata da rari gruppi di cacciatori mesolitici, in alcuni villaggi dell’Asia Minore esistevano vere e proprie casette in muratura, orzo e frumento erano coltivati e conservati in contenitori di terracotta, v’erano forni per la cottura del pane ed embrionali forme di allevamento. Queste prime popolazioni agricole diffusero nell’Europa continentale - attraverso il bacino del Mediterraneo e l’area balcanica - i concetti neolitici di coltivazione e allevamento e la tecnica della produzione vascolare, nuovi concetti, che nel corso del V millennio a.C. e determinarono in Italia il radicale mutamento dei sostrati culturali mesolitici, modificando il rapporto uomo-natura. Seguì un periodo di transizione con l’affermarsi delle prime culture metallurgiche.

Più tardi, all’inizio della Età del Bronzo verso la fine del III millennio a.C., l’area benacense vide il fiorire di un assetto socio-economico uniforme che venne definito “cultura di Polada”. Per tutto il periodo dell’Antica Età del Bronzo, il modello strutturale più comune e diffuso nell’Italia settentrionale fu quello palafitticolo, ben documentato anche nell’insediamento di Bande di Cavriana. Per quanto concerne l’economia alimentare, nel corso degli scavi effettuati negli insediamenti di Bande di Cavriana e Castellaro Lagusello sono state individuate le specie più frequentemente utilizzate: farro, frumento, spelta, orzo, segale, piselli, panico, favino, lenticchie, pera, mela, uva, ciliegio dolce, mora, lampone, fragola, corniolo, nocciola e diversi tipi di ghiande.

Con l’impiego razionale e organico del bestiame allevato, i bovini adulti furono usati come forza di trazione ai quali si aggiunse, più tardi anche il cavallo. I "rifiuti" stratificati tra le strutture di abitati palafitticoli dell’Età del Bronzo rivelano che i proventi della caccia, prima fondamentali nella dieta, furono lentamente soppiantati dalle specie allevate o domestiche, utili anche per la lana ed il latte. La segnalazione della produzione di burro in Europa centrale è avallata dalla presenza nei nostri insediamenti alpini dei caratteristici frullini. Prevalentemente da insediamenti databili a fasi più avanzate e recenti dell’Età del Bronzo provengono strumenti riconducibili alla produzione casearia, come alcune fogge vascolari e i numerosi fornelli a piastra forate, probabilmente usati per ottenere una temperatura controllata adatta alla produzione di formaggi”.

Lei è impegnato nella pubblicazione di nuove acquisizioni, nella programmazione di ricerche, nella programmazione di nuovi sistemi di catalogazione informatizzata. Quale valore attribuisce al XVI Convegno di Aggiornamento Archeologico sul Territorio?
“Come ricordavo poc’anzi, è l’occasione in cui sarà sottolineata la ricorrenza del quarantesimo della costituzione del Gruppo Archeologico, cui senza dubbio si deve l’esistenza e la vitalità del polo di Cavriana. Ricorderemo inoltre il Professor Mirabella Roberti, sovrintendente che concesse l’autorizzazione a costituire l’Istituto. Si tratta di un appuntamento - gratuito e aperto a tutti - importante per gli operatori.

In particolare sarà possibile conoscere gli ultimi aggiornamenti in merito a progetti territoriali partiti quarant’anni fa e mai abbandonati. Mi aspetto una platea qualificata, con un buon 80% di esperti e spero molto nella presenza di autorità locali. Non ultimo fine è la sensibilizzazione del territorio alle ricchezze che lo caratterizzano. È recente il varo, da parte del Consiglio d’Europa, del progetto HICIRA, il cui obiettivo è la valorizzazione dei patrimoni culturali locali, per fini didattici, culturali e turistici attraverso la creazione e la gestione di Centri di Interpretazione del Patrimonio Culturale”.

Quale ruolo è destinato, nel contesto di HICIRA, ai musei locali, come è ad esempio quello Archeologico dell’Alto Mantovano?
“Parlare di “patrimonio culturale e naturale” significa attribuire identità alle comunità culturali, aiutare a vivere la globalizzazione non come una negazione di sé ma come iter di promozione e sviluppo, attraverso la comunicazione e la condivisione. Prima dei libri e dei moderni metodi storiografici, alle tradizioni orali erano affidate sopravvivenza ed evoluzione del patrimonio sociale e culturale. Oggi, si pensa all’educazione ambientale come strumento di valorizzazione di parchi, zoo, musei, centri della natura, siti storici, ed acquari. I ‘Centri per l'interpretazione del Patrimonio Culturale’ permetteranno l’efficace comprensione dei valori naturali e culturali.

Diversamente dai musei, in genere non collezionano, non preservano e non studiano gli oggetti originali, ma fanno riferimento ad un'area del patrimonio culturale, con una modalità particolarmente adatta a piccoli e medi comuni e nelle aree rurali, dove spesso mancano le risorse necessarie a realizzare musei veri, ma dove la peculiarità territoriale può rivelarsi un fattore determinante di sviluppo. Nel nostro caso, avremo una importante integrazione tra struttura museale e Centro d’interpretazione. Particolare valore infatti è stato riconosciuto alla presenza, nei Centri, di attività espositive e didattiche innovative e possibilmente consolidate nel tempo.

Abbiamo pensato, per Cavriana che, visitata mesi fa da una delegazione internazionale, assumerà lo status di Centro di interpretazione (Heritage Interpretation Centre), di realizzare un DVD il cui fine è ripercorrere le tre fasi fondamentali dello sviluppo del territorio: preistoria, romanizzazione e rinascimento. Le immagini di Franco Piavoli e le ricostruzioni virtuali di Chiara Chiriotti enfatizzeranno il messaggio. Il DVD sarà presentato durante il convegno e si sta studiando l’opportunità di diffonderlo anche attraverso reti televisive e altri organi di comunicazione.

Entra in circolo quella energia culturale che HICIRA (promosso dalla Provincia di Barcellona e co-finanziato dalla Commissione Europea, DG Istruzione e Cultura; con la Svezia Occidentale e l’Intercomunale Haviland del Belgio, e la Provincia di Mantova e la Regione Sicilia come partner) indica come vettore di progresso per le diverse realtà locali in attesa di essere collegate tra loro”.

di Valeria Gasperi"


Postato il Venerdì, 14 ottobre @ 14:12:49 CEST di mat1
 
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