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Tecnologia Tecnologia : Senza innovazione non c'è futuro



Joker85 scrive "Con queste parole Alfredo Ambrosetti, presidente del club Ambrosetti, intervenuto alla prima edizione di CiscoExpo, mostra-convegno dedicata all’innovazione e al rapporto tra Ict e imprese.

Ha riaffermato il ruolo delle ricerca e dell’innovazione come leva competitiva e molla di rinnovamento della società.
«La possibilità che il futuro sia una replica del passato è infinitesimale - afferma Ambrosetti -. Con la tecnologia è possibile fare molto. Anzi, quasi tutto, ma ci sono molti limiti, molti freni e questi sono nella testa delle persone che non usano le tecnologie o le usano male, non si fidano e non le sfruttano. Le imprese devono, adesso come non mai, approfittare dei vantaggi di Internet in termini di accessibilità, disponibilità e connettività. E le aziende devono essere riprogettate con una cultura nuova protesa al futuro e non al passato, perché applicare le nuove tecnologie in organizzazioni vecchie vuol dire solo rendere più costosa una vecchia struttura. È fondamentale ed urgente un profondo riorientamento culturale: occorre diffondere la cultura dell’innovazione perché senza di essa si abdica al futuro. In gioco vi è il peso dell'Italia nel sistema economico mondiale. Occorre, in questo percorso di evoluzione e di trasformazione, attivare un ruolo attivo della società civile: i tempi sono lunghi ed eccedono i mandati dei politici, ma questo non vuol dire che il problema non sia politico perché occorre trasmettere a tutti i livelli una cultura competitiva che sia delle imprese e della pubblica amministrazione. Abbiamo bisogno di tanti Riccardo Illy, di persone che sappiano abbinare la cultura dell’innovazione con quella della gestione dell’impresa e della cosa pubblica, smarcandosi dalle ideologie e dagli schieramenti. Io credo che occorra rimboccarsi le maniche e anche il cervello. Io non posso che denunciare la mancanza di "senso del Paese", di un atteggiamento che superi le ideologie. L’Italia è ancora un Paese diviso».
Alfredo Ambrosetti conclude il suo intervento affidandosi alle parole del grande epistemologo Karl Popper: «Il futuro è decisamente aperto. Esso dipende da noi; da tutti noi. Dipende da quello che noi e molte altre persone facciamo e faremo: oggi, domani e dopodomani. E quello che facciamo e faremo dipende a sua volta dai nostri pensieri; e dai nostri desideri, dalle nostre speranze, dalle nostre paure. Dipende da come vediamo il mondo; e da come valutiamo le possibilità largamente disponibili del futuro. Invece di posare a profeti, dobbiamo diventare i creatori del nostro destino. E imparare a far le cose nel miglior modo che ci è possibile e ad andare alla ricerca dei nostri errori. Ma questo significa che dobbiamo cambiare noi stessi».

Cambiare, dunque, è la chiave di volta per lo sviluppo del sistema Pese e il recupero di competitività delle aziende, recupero che passa inevitabilmente dalle nuove tecnologie, dall’information technology e dalle telecomunicazioni a banda larga e larghissima.

E' quanto emerge anche da una tavola rotonda dal titolo «Competitività e innovazione: motori di crescita e di sviluppo del sistema Paese», moderata da Ferruccio De Bortoli, direttore del Sole 24 Ore, tenutasi in seno al CiscoExpo 2005 alla quale hanno partecipato Giampio Bracchi, presidente di fondazione politecnico, Sergio Cellini, presidente e amministratore delegato di Tiscali Italia, Francesco Chirichigno, presidente di Infratel Italia; Luigi Gambardella, presidente di PuntoIT, Riccardo Illy, presidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia Mario Moretti Polegato, Presidente di Geox; Stefano Pileri Chief technology officer di Telecom Italia; Andrea Pontremoli, presidente e amministratore delegato di Ibm Italia; Mauro Righetti, Amministratore Delegato della Italtel; Roberto Schisano, Presidente di Getronics Solution Italia e Corrado Sciolla Amministratore Delegato di Albacom.

Che l’information and communication technology sia una leva di vantaggio competitivo è assodato ed è confermato anche dal fatto che Paesi come gli Stati Uniti dove si investe di più in Ict, sono quelli dove la crescita del Pil è maggiore. Tuttavia nelle aziende italiane ancora si tende, spiega Stefano Venturi, amministratore delegato di Cisco Systems Italy, a investire poco, a considerare la tecnologia un costo e non un investimento. Quello del rapporto diretto tra Ict e miglioramento della capacità competitive di un'impresa è un tema scontato per gli addetti ai lavori e per i fornitori di soluzioni e sistemi informatici, ma che nella realtà dei fatti non trova riscontro.
Secondo Sergio Cellini, presidente e amministratore delegato di Tiscali Italia, le imprese non sono soltanto restie a investire in tecnologia, forse perché scottate da promesse mai mantenute dai fornitori negli anni passati, ma addirittura sarebbero spaventate. «Sembra - dice Cellini - che le imprese siano guidate da un "signor Prudezio", un amministratore che non solo non usa la tecnologia e non la capisce e si affida al proprio responsabile per l’It o al capo degli acquisti, ma che addirittura ha paura a rischiare, a innovare per cercare nuovi business, nuovi processi e nuovi prodotti. E chi non rischia, certo non sbaglia ma non va avanti. E invece le imprese e il sistema paese hanno bisogno di ripartire».
E non si può non notare una discontinuità tra i consumatori ipertecnologicizzati, che usano telefonini, macchine fotografiche e servizi Internet a profusione e le aziende dove le tecnologie non sono recepite o, talvolta, addirittura avversate perché si ha paura del nuovo o si è incapaci di ripensare se stessi e l’azienda attraverso un’operazione che deve basarsi sulla cultura. «Affinché in un Paese ci sia vera innovazione – ha detto Stefano Venturi di Cisco – occorre sfatare il pregiudizio che ancora contrappone la cultura all’impresa. Occorre che l’azienda sia più intellettuale e che le università e le fondazioni e i centri di cultura diventino esse stesse imprese».
L’innovazione delle aziende e la rimessa in moto del sistema Paese passa dunque attraverso una nuova cultura aziendale che fa necessariamente proprio il concetto di tecnologia come leva abilitante del business e considera la ricerca come lo strumento dal quale dipende il futuro. Per l’amministratore delegato di Ibm Italia, Andrea Pontremoli i segnali sono ora positivi. «Gli ultimi sei mesi sono stati terribili per l’information technology italiana ma ora stiamo assistendo a un proliferare di progetti. La domanda sta cambiando. Le imprese ci chiedono sempre meno in che modo possono ridurre i costi e ci domandano quali possono essere gli strumenti per crescere».
E per crescere occorre anche la spinta da parte delle istituzioni ma qui il quadro si complica perché mancano le risorse. «Mi aspetto un continuo impegno probabilmente non a livello delle risorse che avrei sperato, la situazione complessiva delle finanze pubbliche limita le speranze». Ha detto il ministro dell'Innovazione Lucio Stanca, che ha partecipato alla prima edizione di CiscoExpo. Il ministro dell'Innovazione ha assicurato che, comunque, non ci saranno rallentamenti per quanto riguarda gli investimenti nell'innovazione tecnologica. «È rischioso - ha spiegato - per un ministro parlare di Finanziaria in queste ore quando la si sta facendo. Domani sarà portata al Consiglio dei ministri e potrei essere smentito nel giro di poche ore». «Certamente - ha proseguito - noi abbiamo fatto un ottimo lavoro per quanto riguarda l'Agenda di Lisbona, cioè quel piano italiano per migliorare la competitività partendo dall' innovazione tecnologica. Nella stessa Finanziaria abbiamo degli interventi mirati sull’innovazione tecnologica».Alla domanda se i tre miliardi di euro previsti per il Fondo di Lisbona sono confermati, Stanca ha replicato: «Sì, questa è la dimensione che abbiamo indicato per avere un fondo per finanziare alcuni progetti selezionati nell'ambito della strategia complessiva di Lisbona». "


Postato il Mercoledì, 19 ottobre @ 14:23:47 CEST di mat1
 
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